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Sergio Baldini

Scritti

Millemillanta

Un bambino e sua madre contano le stelle. Anni dopo, il cielo si è spento.

Da bambino, le sere d’estate, affacciato con la madre alla finestra, contava le stelle nel cielo.

Facevano a gara a chi ne contava di più.

«Lì ce n’è un’altra, mamma!»

«Guarda quella lassù come brilla!»

«Quante ne hai contate?»

«Quarantacinque.»

«Io ne ho contate di più: cinquantasei!»

«… Ed io di più ancora: mille!»

«Allora ho vinto io. Ne ho contate millemillanta!», e rideva felice.

E la mamma lo abbracciava per premiarlo di quella «vittoria».

Era, infatti, millemillanta, un numero magico per loro; era il totale di tutte le cose, era l’infinito. Ma non l’infinito indefinito che tutti conosciamo; era la certezza della vastità del creato e di tutte le cose che esso contiene, era la conoscenza di ciò che esiste nell’universo anche se non si vede: era millemillanta!

E mentre contavano le stelle la mamma gli raccontava che esse rappresentavano i desideri degli uomini, le loro speranze, i sogni, ciò che ognuno s’aspettava nel proprio cuore … e tanto più i desideri, le speranze, i sogni erano forti, tanto più le stelle su nel cielo brillavano.

E se ne vedevano una cadere, la mamma gli diceva:

«Su, svelto, esprimi un desiderio, perché è proprio quando cade una stella che, sulla sua scia luminosa, è più facile si realizzi quello in cui speri!»

Ed egli, nel suo cuore, pensava svelto svelto a qualcosa e poi esclamava:

«Fatto, mamma! Ho desiderato tutto il bene del mondo!», e la abbracciava stretta stretta.

Quante sere passate lì alla finestra con le teste sollevate!

Quanti momenti a scrutare le speranze che brillavano!

Ora la mamma non era più accanto a lui. Era salita in quel cielo di stelle ad osservarle da vicino. Ora non aveva più nessuno accanto per una gara a chi ne contava di più.

Con il tempo aveva perfino perso l’abitudine di alzare la testa verso il cielo. La realtà di ogni giorno lo tratteneva con lo sguardo a terra …

Una sera, per caso, alzò la testa su un cielo buio pesto.

Che strano! Era sereno, ma neppure una stella, seppur piccola, brillava lassù.

Perché? Che cosa era successo?

E mentre scrutava sempre più ansioso in alto alla ricerca di una qualsiasi piccola lucina, ripensava agli avvenimenti di quegli ultimi anni, a quello che gli era successo, a come stava andando il mondo … e capì!

La gente, lui stesso, aveva perso la speranza, non provava più desideri … i sogni erano svaniti.

E le stelle, a poco a poco, si erano spente.

Un’angoscia tremenda lo assalì.

Cosa fare?

Lo sguardo gli cadde su un mucchio di legna che stava in un angolo. Raccolse dei ramoscelli e qualche tronchetto che portò nel mezzo della piazza e lì, nel buio della notte, accese un fuoco.

Soffiava su di esso per alimentarlo e man mano che la brace diventava incandescente, la scuoteva con un bastone.

Le faville accese salivano in cielo come tante piccole stelle … ma poi pian piano si spegnevano.

«Occorre più legna!», gridò.

Dalle case vicine ad alcune finestre si accesero le luci.

Qualcuno si affacciò e domandò cosa stesse succedendo.

«Faccio le stelle … quelle stelle che non splendono più perché noi uomini abbiamo indurito i nostri cuori ed abbiamo perso i sogni, i desideri, le speranze.»

«Ma che cosa credi di ottenere con quel fuoco?!»

«Non avete capito ancora che la speranza è come un fuoco che va continuamente alimentato?! E come un fuoco senza legna, si spegne e muore?! Aiutatemi … portate altra legna. Ognuno porti qualcosa di suo!»

Qualcuno cominciò ad avvicinarsi e ben presto la piazza fu piena di gente che aveva con sé qualcosa da bruciare: chi una sedia, chi un cassetto, chi della legna…

Ognuno gettava il proprio pezzo nel fuoco e soffiava, soffiava ed agitava la brace … le faville volavano sempre più alte nel cielo, sempre più luminose e numerose, e brillavano, brillavano.

La gente sorrideva e continuava ad alimentare quel gran fuoco.

Ognuno sceglieva una favilla, la seguiva con lo sguardo e sperava che restasse sempre accesa.

Pian piano il cielo ne fu pieno.

«Quante sono?», chiese una donna.

Tutti allora cominciarono a contarle.

Ed erano MILLEMILLANTA!